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MILANO

Referendum? «Abbiamo provato in tutti i modi a trattenere i nostri soldi e ad abbattere le spese» ilgovernatorerisponde@netweek.it

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Gentile governatore, il 22 ottobre saremo chiamati a votare un referendum per poter chiedere più autonomia allo Stato centrale. Non dovrebbe essere già un nostro diritto decidere come spendere i nostri soldi? Non pensa che sia uno spreco di risorse organizzare un referendum per qualcosa già previsto dalla Costituzione?

Giancarlo - Melzo

Gentile Giancarlo, parto dalla sua seconda domanda. Il tema dei costi: negli ultimi anni ho avviato l’interlocuzione con quattro premier: Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, chiedendo che la Lombardia potesse gestire una quota maggiore dei suoi soldi. Peccato che le nostre, giuste e sensate, richieste siano sempre state lasciate cadere nel vuoto. A fronte di questo diniego si è cercato comunque di ridurre radicalmente la spesa e con il governatore del Veneto abbiamo provato, in tutti i modi, almeno a chiedere l’election day cercando di accorpare la consultazione referendaria con le elezioni amministrative: e gli ultimi due Governi (Renzi e Gentiloni) hanno detto ancora di no. Per ridurre le spese, che servono per esercitare il diritto democratico dell’espressione popolare attraverso il referendum, abbiamo deciso di introdurre il voto elettronico che certamente ha costi inferiori. Non solo. Per ottimizzare ancora al meglio tutto questo, abbiamo deciso che i computer che verranno utilizzati per la consultazione rimarranno poi alle scuole dove saranno allestiti i seggi. E resteranno a beneficio dei nostri giovani lombardi. Come vede abbiamo provato in tutti i modi a trattenere i nostri soldi e ad abbattere le spese. E non è stato facile visto i continui «no» che abbiamo ricevuto da parte del Governo centrale. Un’affermazione del sì darebbe la spinta decisiva, perché a discutere con Palazzo Chigi non andrebbero più solo due governatori, ma 15 milioni di cittadini lombardi e veneti. La Lombardia ha un bilancio di 23 miliardi e un residuo fiscale di 53 miliardi l’anno, in pratica regaliamo a Roma un miliardo alla settimana. Ci basta trattenerne la metà per diventare la regione più sviluppata e moderna del mondo. Vorrebbe dire avere le risorse per abolire il bollo auto (che pure abbiamo già cancellato per chi cambia l’auto scegliendone una meno inquinante), per togliere i ticket sanitari (che già abbiamo dimezzato, anche se il Governo si è opposto e abbiamo un contenzioso di fronte alla Corte costituzionale). Avremmo le risorse per potenziare ulteriormente gli strumenti di sostegno alle imprese, riqualificando e riconvertendo le aree industriali dismesse per consentire al nostro tessuto produttivo di essere ancora più competitivo. E potremmo dare ulteriore ossigeno a interventi di sostegno sociale, come il nostro reddito di autonomia, che ha dato prova di funzionare bene.

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Autore:ces

Pubblicato il: 22 Maggio 2017

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