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MILANO

I laureati non piangano, l’Italia non l’hanno fatta loro L’amico del popolo di Roberto Poletti

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Molti di voi storceranno il naso nel leggere queste quattro righe. Ma quel che penso lo devo dire. Vengo immediatamente al punto: trovo il pianto dei laureati che non trovano lavoro decisamente penoso. E' vero che questo Paese fa schifo perché non lascia spazio al merito come avviene da altre parti del mondo. E' altrettanto vero che la situazione occupazionale è terribile. Ma pretendere di lavorare per il solo fatto di avere in tasca una laurea mi sembra un'assurdità. Quel pezzo di carta, che dovrebbe agevolare nel trovare un'occupazione deve essere accompagnato da un pizzico di umiltà. Non rende superiore nessuno, insomma. Sappiamo bene in che condizioni sono le università italiane e in che modo si studia. Passare qualche anno tra i libri è solo burocrazia. Ed essere dottori non significa niente. Lo dico a tutti quei giovani che si credono chissà chi per il solo fatto di aver studiato, magari a spese dei genitori operai. Perché il punto è esattamente questo: l'Italia l’hanno fatta grande i poveri operai e i contadini che avevano a malapena la seconda elementare, magari finita dopo un lungo travaglio. A distruggerla ci hanno pensato invece i laureati in giacca e cravatta, che hanno sputato su un passato di sacrifici e di lavoro nel tentativo di cancellare da dove veniamo. E' esattamente lì che dobbiamo tornare: a rimboccarci le maniche. Ecco, l'ho scritto. Ora sto meglio.

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Autore:plt

Pubblicato il: 29 Maggio 2017

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