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LECCO

A proposito di «legittima»

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LECCO (afm) Il notaio Daniele Minussi risponde ai quesiti dei lettori. Se anche voi avete una richiesta da sottoporre alla sua attenzione scrivete una email a: redazione@netweek.it

Volevo porre una domanda sulla futura successione di mia madre, di 82 anni, madre di due figli, capace di intendere e volere. Mentre io le sono rimasto sempre vicino, mia sorella, dopo aspre discussioni sfociate addirittura in una causa legale, non ha più avuto rapporti con lei da oltre 30 anni. Ora mia madre, per evitarmi un domani problemi con mia sorella, vorrebbe intestarmi il suo patrimonio, composto da una villetta ed un’altra costruzione fatiscente. Questo perchè mi sono occupato in tutto e per tutto di lei negli ultimi 35 anni. E' possibile questo, magari con una donazione in vita? Che consigli può dare a mia madre?

Volentieri rispondiamo agli interrogativi del nostro lettore, facendo espressamente avviso, però, che più volentieri avremmo risposto direttamente alla mamma, proprio perché perfettamente in grado di intendere e di volere. La situazione rappresentata non è purtroppo infrequente: le vicissitudini della vita e la lontananza portano spesso a divergenze e dissapori anche tra genitori e figli che si vogliono bene e il senso di ingiustizia per le disparità di trattamento, presunte o reali, fanno il resto. Ma veniamo ai problemi giuridici posti dal caso concreto. L’eredità di un genitore non è liberamente disponibile da costui. Se ho due figli e un patrimonio che vale 150, la legge prevede che a ciascun figlio debba necessariamente andare un terzo di tutti i miei beni. Nell’esempio fatto, pertanto ad ogni figlio spetta la quota di legittima pari a 50, mentre i residui 50 (sempre pari ad un terzo) possono essere destinati a piacere. Per tale motivo tale porzione viene denominata come “disponibile”. Dunque è del tutto possibile che un padre o una madre esprimano una preferenza tra due figli. Nell’esempio fatto posso lasciare a mio figlio Primo, oltre alla porzione legittima che gli spetta, l’intera parte disponibile, mentre all’altro figlio lascerò soltanto la legittima. Ne deriva che mentre Primo prenderà un valore pari a 100, il fratello erediterà soltanto la metà, cioè un valore pari a 50. Non basta: va anche precisato che questa regola non vale soltanto quando il genitore lasci tutto in eredità, essendosi tenuto i propri beni per l’intera durata della propria vita, ma vale anche quando abbia effettuato donazioni mentre era in vita. Tali donazioni valgono, in un certo senso, quali vere e proprie anticipazioni, acconti su quanto viene ricevuto a titolo ereditario quando il genitore passa a miglior vita.

Se dunque dono a mio figlio Primo una casa che vale 50 e non dico nulla, il valore di questa donazione viene automaticamente computato dalla legge come acconto sulla porzione legittima che mi spetta. Una volta che si aprirà la successione, si potrà dire che i diritti di legittima del figlio siano già stati soddisfatti. E’ però possibile evitare questo risultato, facendo gravare il valore della donazione sulla porzione disponibile con una apposita clausola da apporre al contratto di donazione. Per questa via, una volta apertasi la successione, oltre alla casa donata, mi spetterà anche la mia porzione di legittima, in misura piena.

Il quesito sollevato dal lettore pone un tema ancor più articolato: infatti egli dice di essersi preso cura dell’anziana madre da molti anni e, si deve presumere che continuerà a farlo per tutta la durata della vita di lei. Questa circostanza è molto importante: infatti sarebbe possibile mettere a punto un contratto che descriva proprio la situazione che è stata fatta presente, assegnando come contropartita alle cure i beni prestati alla mamma. A fronte dell’impegno del figlio di prendersi cura di tutte le esigenze materiali e morali del genitore vita natural durante, quest’ultimo trasferisce quale corrispettivo un bene immobile. Tale schema, appellato “contratto di mantenimento” o vitalizio improprio, non è una donazione, non concretizza un regalo, ma un vero e proprio contratto di scambio mediante il quale una parte si obbliga ad erogare alcune prestazioni (assistenza morale e materiale) e l’altra parte trasferisce la proprietà di un bene per ripagarlo. Questo meccanismo, ben differente da una liberalità, finisce per sottrarre beni all’asse ereditario, andando a diminuire grandemente il valore della legittima spettante all’altro figlio, che ha mostrato disinteresse nei confronti del genitore. È proprio come capita quando una persona anziana deve rivolgersi ad una struttura assistenziale oppure ad una badante che viene pagata regolarmente. È chiaro che, una volta che si aprirà la successione, il patrimonio non potrà non essere diminuito a causa delle spese effettuate: gli eredi prenderanno meno. Quella delineata può essere una buona soluzione, fermo restando che deve essere chiaro come sia vietato, tramite manovre simulate e fraudolente “far sparire” beni sottraendoli alla disciplina della successione.

Daniele Minussi - Notaio in Lecco

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Autore:afm

Pubblicato il: 24 Aprile 2017

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